Intervento del 23/11/2010 - Sulle professioni sanitarie
Oggi in Commissione Igiene e Sanità è stato approvato il disegno di legge sulle professioni sanitarie: leggi il comunicato
Credo che purtroppo a quasi tutti noi sia capitato almeno una volta nella vita una distorsione alla caviglia, un blocco acuto a livello lombare, una frattura.
Se per un malaugurato caso uno dei vostri cari avesse bisogno di cure, da chi vorreste fosse curato?
Da un professionista sanitario laureato, aggiornato, competente, riconosciuto o da una persona che rimette a posto “le corde” o che raddrizza il “curdon ca tira” o che sente un nervo accavallato? (mi chiedo poi di quale cavallo, forse un purosangue).
La butto sul ridere.
Ma la questione è molto seria, perché nessuno di noi vorrebbe che la propria figlia cadesse nelle mani di chi, perché non competente, operasse delle cure o dei trattamenti non idonei o peggio ancora inefficaci o peggiorativi.
Magari in un ambiente igienicamente non idoneo, non consono alle normative di legge, magari con apparecchiature non certificate CE (Comunità Europea) o con sostanze e prodotti di qualità e provenienza dubbia.
Purtroppo la situazione attuale permette, grazie ad un abusivismo dilagante supportato da un controllo che presenta grosse criticità, situazioni che più volte abbiamo visto addirittura a “Striscia la notizia”.
Scusate se affronto questo argomento con una passionalità un po’ spiccata, ma non posso esimermi dall’esprimere una mia decisa presa di posizione, essendo io stesso parte in causa.
Negli ultimi anni, dopo un grande sforzo, è stato realizzato un grande risultato per legalizzare le professioni sanitarie in Italia, portando la formazione a livello universitario.
Con l’istituzione degli ordini professionali:
si disciplinerà la procedura di riconoscimento delle professioni sanitarie non regolamentate.
Perché è l’albo professionale che sancisce i requisiti indispensabili all'esercizio professionale.
Ciò permetterà di sconfiggere il fenomeno dell'abusivismo, garantendo la qualità e la serietà della prestazione al cittadino.
Il comune cittadino nel momento del bisogno è indifeso:
non può a priori sapere se la persona a cui si rivolge è un professionista sanitario competente, è realmente qualcuno che può curare la sua patologia.
Per interrompere la catena degli abusi e degli incidenti ai danni della salute e’ assolutamente necessario istituire gli ordini professionali, come previsto dalla Legge in discussione al Parlamento Italiano.
La riforma delle professioni sanitarie, che riguarda 340 mila infermieri, 40 mila fisioterapisti, 30 mila tecnici di laboratorio, 16 mila ostetriche e così via, è ormai improcrastinabile.
Stiamo parlando di 550 mila persone laureate, in costante aggiornamento, quotidianamente impegnate sul campo che svolgono con serietà e senso di responsabilità la loro professione.
Con l’ istituzione degli ordini professionali:
- si mira a migliorare la qualità delle prestazioni e l’affidabilità dei professionisti, con l’ottica di garantire gli interessi dei cittadini;
- si apre la strada maestra per la professionalizzazione di quelle attività sanitarie che altrimenti continuerebbero ad essere praticate anche da soggetti non adeguatamente formati e qualificati e, per questo, non affidabili, che rischiano quotidianamente di ledere gravemente la salute dell’individuo;
- si introduce il principio del libero esercizio della professione, consentendo al professionista di scegliere la forma in cui esercitare la propria professione (in forma individuale ovvero associata o societaria).
Sottopongo alla vostra attenzione dei numeri su cui è doveroso ragionare: vi sono categorie ove per 40 mila professionisti riconosciuti ufficialmente, si contano 80 mila abusivi.
Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando?
Il danno che ne consegue è di due tipi: da una parte si colpiscono i professionisti veri del settore che pagano le tasse regolarmente e faticano ad essere competitivi; dall’altra si colpiscono i cittadini comuni, che quando necessitano di prestazioni sanitarie non mediche possono cadere nelle mani di persone non qualificate.
E vengo al punto. Chi di voi si farebbe curare da chi non vi assicura alcuna garanzia?
Non mi pare che per una epatite o per una cardiopatia qualcuno scelga di farsi visitare dal primo che capiti o da chi si improvvisa, dopo corsi trimestrali o semestrali, operatore sanitario.
Per tutte le carriere c’è un percorso da seguire, un percorso che viene giustamente certificato con diplomi e corsi di laurea.
Un riconoscimento necessario per attestare, accreditare chi ha studiato, chi è competente.
Ma allora le domande sono:
Perché in Italia questa riforma non e’ stata ancora realizzata?
Perché c’è qualcuno che si oppone a colmare questo vuoto normativo?
Chi ha paura di professionisti competenti e riconosciuti?
Perché c’è qualcuno che si oppone mentre nei Paesi anglosassoni o altri Paesi europei, come la Francia, il sistema è già operante?
Chiedo quindi a quest’Aula, che certamente ha cambiato il volto della sanità in regione Lombardia e che ha fatto del nostro sistema un modello per il resto del Paese, di farsi parte pro-attiva perché questo cambiamento epocale possa avvenire anche qui in Italia.
La classe dirigente lombarda ha sempre fatto scelte coraggiose e lungimiranti. Spetta quindi ancora una volta alla classe dirigente saper immaginare e saper leggere da oggi il futuro.
Qualche giorno fa sulle pagine de Il Corriere della Sera si sosteneva che c’è bisogno di un arbitro per disincagliare questa situazione.
La Lombardia ha tutta l’autorevolezza per svolgere questo ruolo, per sbloccare una riforma che deve arrivare a destinazione.
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